martedì 11 agosto 2015

Hiroshima: il male minore?

Da Beppu, nell’isola di Kyushu, a Hiroshima ci sono circa 360 km. Prendendo i treni espressi e il superveloce Shinkansen, avremmo impiegato meno di tre ore, invece prendiamo una combinazione di ben 5 treni locali che impiegano 6 ore! Il motivo di tale scelta è sostanzialmente economico: i trasporti costano molto in Giappone (poco più dell’Italia in realtà) e i treni super veloci costano il doppio rispetto ai locali. Così abbiamo speso 50 euro a testa invece di 100.

Certo, con il JR Pass, l’abbonamento che devi comprare online prima di arrivare in Giappone e che ti permette di viaggiare liberamente (mica tanto, devi passare comunque per la biglietteria a prenotare il posto, talvolta il treno è pieno e devi prendere il successivo) per una, due o tre settimane su tutti i treni giapponesi, sarebbe stato diverso. Ma noi siamo partiti molto tempo prima: spendere tutti quei soldi senza la sicurezza dei tempi di arrivo in Giappone ci sembrava azzardato. Per di più, secondo i nostri conti, l’abbonamento conviene solo se si prendono molti Shinkansen. Lo sapremo con certezza solo alla fine del viaggio.

Slow travel
Un altro motivo per cui non abbiamo fatto l’abbonamento è che ci piace il “viaggiare lento”, contemplare dal finestrino di un autobus o di un treno i paesaggi e le città, magari leggendo le storie di quei luoghi proprio mentre ci passi davanti. Se non fosse così non avremmo scelto di andare via terra, e via mare, da Venezia fino a Tokyo. Lo slow food va sempre più di moda, noi siamo per lo slow travel.

Hiroshima: la prima bomba nucleare
Hiroshima è tristemente famosa per essere il luogo dove fu sganciata la prima bomba nucleare della storia, come azione bellica. Non la prima in assoluto, in quanto poche settimane prima ne fu fatta esplodere una, di prova, nel deserto del New Messico. Guardando la città di Hiroshima oggi, moderna e brulicante di vita, non si direbbe che la sua ferita sia così grande.

Al memoriale della bomba atomica si arriva con una breve passeggiata dalla stazione dei treni. Superate le vie pedonali del centro si attraversa un ponte e subito ci si trova nel Parco della Pace, disseminato di monumenti commemorativi tra cui il cenotafio che riporta i nomi delle vittime accertate della bomba e la Fiamma della Pace, che verrà spenta solo quando sarà distrutta l’ultima arma nucleare esistente al mondo.

Dall’altra parte rispetto al fiume si vede la Cupola della Bomba Atomica, il simbolo forse più toccante della devastazione di Hiroshima. L’edificio costruito nel 1915 con strutture antisismiche, rimase in piedi malgrado fosse stato colpito quasi direttamente. Dopo la guerra, nonostante le perplessità degli abitanti di Hiroshima, l’amministrazione locale decise di conservare i ruderi come monumento commemorativo. La cupola è ora patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Uno dei monumenti più toccanti è quello dei bambini, dedicato a Sasaki Sadako. Sadako aveva due anni quando scoppiò la bomba, lei era nella sua casa che si trovava a due chilometri dall’epicentro. All’età di 11 anni scoprì di essere malata di leucemia e decise di fare mille gru di carta. In Giappone le gru sono il simbolo della felicità e della longevità e la bambina era convinta che, se fosse riuscita a realizzare l’obiettivo, sarebbe guarita. Purtroppo morì prima di compiere l’impresa, che fu portata a termine dai suoi compagni di classe. La storia della piccola Sudako ha profondamente commosso il paese e spinge tuttora moltissime persone a costruire gru di carta.

Il Museo della Pace è dedicato alla spiegazione dei fatti e contiene molti oggetti recuperati dopo l’esplosione. Purtroppo una parte del museo è chiusa per ristrutturazione, quello che vediamo ci delude un po’, se lo confrontiamo con quello che abbiamo visto nel museo della Bomba Atomica di Nagasaki. Per di più le sale traboccano di visitatori. Appena qualche giorno fa c’è stata la commemorazione del 70° anno dall’esplosione della bomba, con la presenza di oltre 100 rappresentanti dei vari stati del mondo.

Malgrado si conosca molto dei fatti legati alle due bombe atomiche, leggendo qua e là si scoprono ancora delle informazioni sorprendenti, come il fatto che subito dopo l’esplosione l’opposizione al governo, in Giappone, e molta opinione pubblica, considerassero le bombe il male minore, perché senza quei fatti il governo nipponico non si sarebbe arreso e avrebbe portato alla morte molti più soldati e civili di quelli morti a causa delle bombe.

Il bombardamento sulle due città del Giappone non fu comunque la prima volta in cui gli Alleati colpirono le città delle potenze dell’Asse creando numerose vittime: il bombardamento di Dresda causò la morte di oltre 35.000 persone e la completa distruzione di una delle più grandi città d’arte tedesche, mentre quello di Tokyo, nel marzo 1945, causò 100.000 morti e danni architettonici enormi. Follie della guerra!

Questi e altri fatti sono riassunti nella seguente pagina di Wikipedia:

La Cupola della Bomba atomica, forse il simbolo più toccante della devastazione di Hiroshima.
Un plastico dentro il museo indica il punto, a 600 metri di altezza, in cui è scoppiata la bomba
Il cenotafio con all'interno la fiamma della pace
Il monumento dedicato ai bambini vittime della bomba atomica.
Sasaki Sadako è stata esposta alle radiazioni all'età di due anni, ad undici scopre di essere malata di leucemia.
Le gru di carta intorno al monumento 
Le parole lasciate nel libro degli ospiti dall'ex presidente della repubblica Luigi Scalfaro in visita al museo nel 1998.
Le due esplosioni atomiche in Giappone. La bomba di Hiroshima era all'uranio, quella di Nagasaki, più potente, al plutonio. Malgrado la potenza maggiore a Nagasaki ci sono state meno vittime, perché per errore la bomba è stata lanciata in una valle e le colline circostanti hanno protetto una parte della città 
Un'immagine della città pochi giorni dopo l'esplosione
La bomba di Hiroshima "Little Boy" era più piccola di quella di Nagasaki perché all'uranio e non al plutonio
Il fungo atomico dopo l'esplosione alto fino a 18 km
"L’animo mio è pieno d’angoscia. Pietà per le povere vittime, ammonimento per tutti noi a vivere in pace con tutti i popoli della Terra o sarà la fine dell’umanità se dovesse esplodere la terza guerra mondiale."
Sandro Pertini

16 marzo 1982

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