venerdì 7 agosto 2015

L'orrore umano a Nagasaki

Dopo tre ore di traghetto arriviamo a Fukuoka, città portuale dell’isola di Kyushu, la più a sud del Giappone e una delle meno visitate dal turismo. Visto che ci passiamo, decidiamo di fermarci qualche giorno per vedere i musei di Nagasaki, il castello di Kumamoto, il vulcano attivo dell’Aso-san e i geyser di Beppu.

Al porto di Fukuoka cerchiamo di prelevare dei soldi allo sportello bancomat ma, come ci avevano preannunciato, non si riesce. Da un po’ di tempo ci sono dei problemi per chi possiede il circuito Maestro (praticamente quasi tutti i nostri bancomat), solo alcuni sportelli consentono il prelievo. Ancora una volta la tecnologia giapponese non è compatibile con la nostra. Cercheremo di risolvere il problema a Nagasaki, intanto cambiamo in yen giapponesi i won coreani che ci erano rimasti e una cinquantina di euro.

Non avendo fatto il “japan rail pass” per i veloci treni giapponesi (si può fare solo se si è residenti all’estero e prima di arrivare in Giappone) perché secondo i nostri calcoli non ci conveniva, per arrivare a Nagasaki prendiamo l’autobus, generalmente un po’ meno costoso dei treni. Alle 15.00 siamo all’ Akari Hostel di Nagasaki, lasciamo i bagagli nella nostra piccola e graziosa camera con bagno e andiamo a visitare il museo della Bomba Atomica che si trova nella zona di Urakami, poche fermate di tram a nord della città. Lungo la strada ci fermiamo in un ufficio postale dove finalmente riusciamo a prelevare dal bancomat, ma solo con una carta di riserva che la banca mi aveva fatto in previsione che quella classica non funzionasse. Siamo salvi! Come ultima spiaggia abbiamo sempre la carta di credito, che ha però costi di prelievo abbastanza alti.

Museo della bomba atomica
Esattamente 70 anni fa, la mattina del 9 agosto 1945, veniva lanciata su Nagasaki la seconda bomba atomica, di potenza doppia di quella già devastante di Hiroshima. Il bersaglio avrebbe dovuto essere Kokura, sulla costa nord-orientale dell’isola, ma a causa della nuvolosità, l’aereo puntò sull’obiettivo secondario di Nagasaki (Morale: uno si alza la mattina e vedendo il brutto tempo dice “…che giornata di m…”, non sapendo che una giornata così può salvargli al vita!).

Alle 11.02 del mattino la bomba esplose a 500 metri di altezza distruggendo il sobborgo di Urakami e uccidendo all’istante 74.000 dei 240.000 abitanti della città. Nell’epicentro, le temperature al suolo oscillarono tra i 3000 e i 4000 °C, arrivando a 600 °C fino a circa 1,5 km di distanza. Qualsiasi cosa si trovasse nel raggio di 1 km dal punto d’impatto fu cancellata all’istante e un vento di fuoco ad oltre 1000 km/h spazzò la valle. Dato che gli uomini in buona forma fisica erano in guerra o al lavoro, le vittime furono prevalentemente donne, bambini e anziani. Oltre 75.000 persone rimasero ferite e si calcola che altrettante siano morte successivamente a causa degli effetti collaterali della bomba.

Il museo documenta ampiamente questi fatti con una serie agghiacciante e molto interessante di immagini, video e testimonianze dei sopravvissuti. La parte finale è dedicata alla lotta per il disarmo nucleare e una panoramica delle nazioni attualmente in possesso di armi nucleari. È sorprendente che nei decenni a seguire, malgrado la quantità di morti e di distruzione causati dalle due bombe, gli Stati Uniti abbiano sperimentato, cioè fato esplodere, più di mille bombe atomiche di vario tipo sia in terra che in mare e che diverse altre nazioni, in primis la Russia, l‘abbiano seguita in questa follia devastatrice.

Un video documenta come in una zona del Kazakistan, utilizzata per molti anni dalla Russia come area di test nucleare, gli ignari abitanti abbiano assorbito forti quantità di radiazione, con conseguenze spesso letali. Malgrado tutto questo, India, Pakistan e Corea del Nord non hanno mai firmato gli accordi internazionali di non proliferazione delle armi nucleari e nazioni come Stati Uniti, Israele, Cina, Iran ed Egitto non li hanno ratificati. Si stima che attualmente il numero di testate nucleari nel modo sia intorno alle 20.000, con un picco di 89.000 negli anni ’80.

Il motivo per cui oggi Hiroshima e Nagasaki sono città densamente popolate, malgrado l’esposizione alla contaminazione radioattiva, mentre aree come Chernobyl e Fukushima sono vietate alla popolazione e abbandonate, è dovuto in parte alla poca quantità di materiale radioattivo contenuto nelle due prime bombe atomiche, tra l'altro molto più piccole rispetto a quelle attualmente presenti negli arsenali nucleari, ma soprattutto è dovuto all’opera di bonifica portata a termine dai volontari (molti dei quali dagli Stati Uniti) arrivati in massa dopo lo scoppio delle bombe. In quegli anni si sapeva poco degli effetti della radiazione sul corpo umano, tanti di questi volontari sono morti prematuramente a causa delle radiazioni assorbite.

Anche negli spazi esterni al museo ci sono diverse aree dedicate alla memoria di questo tragico evento, in una di queste ci sono due  colonne della cattedrale di Urakami rimaste miracolosamente in piedi malgrado si trovassero a ridosso dell’epicentro. Nel parco del memoriale è stata allestita una tensostruttura per la commemorazione del 70° anno dallo sgancio della bomba.

La bomba di Nagasaki soprannominata "Fat Man" (grassone)
Immagini subito dopo l'esplosione
Una persona, con i suoi indumenti, si trovava a 1,5 km dall'epicentro

La pressione dovuta all'esplosione ha spazzato tutto quello che si trovava nel raggio di un km
Monumento della pace nel terrazzo sopra il museo
Numero di testate nucleari possedute da alcuni stati del mondo
Origami: in Giappone la gru è simbolo di longevità e felicità
Le 12 colonne di vetro che contengono scaffali di libri con i nomi delle vittime
Nagasaki è a sud del Giappone
Oggi Nagasaki è una città moderna e piena di vita

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